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Mantenimento versato direttamente al figlio

Assegno di mantenimento versato direttamente in favore del figlio. I chiarimenti della Suprema Corte di Cassazione

Con l’ordinanza n. 9700/2021 la Suprema Corte di Cassazione è tornata su una questione particolarmente dibattuta nell’ambito dei giudizi di separazione, ovvero quella che concerne l’ipotesi in cui il genitore obbligato a corrispondere l’assegno a titolo di contributo di mantenimento versi tale somma direttamente nelle mani del figlio.

Non di rado capita, infatti, che il genitore, al fine di evitare qualsiasi contatto con l’ex partner, voglia versare il contributo di mantenimento direttamente al figlio. Secondo la Cassazione questo è possibile soltanto in presenza di un provvedimento giudiziale in tal senso.

 

La vicenda

Nel 2002 il Tribunale territoriale pronunciava la separazione del matrimonio contratto tra due coniugi imponendo al padre di corrispondere mensilmente all’ex moglie la somma di euro 300 mensili a titolo di mantenimento del figlio minore. Per quasi dieci anni, il padre provvedeva a versare la somma direttamente nelle mani del figlio, salvo vedersi notificato nel 2011 un atto di precetto da parte dell’ ex moglie per il pagamento di euro 21.766,83 a titolo di arretrati nel versamento dell’assegno di mantenimento. Il padre proponeva opposizione ritenendo di aver sempre puntualmente adempiuto la propria obbligazione e aggiungendo che tale modalità di pagamento era stata concordata con l’ex moglie ed il figlio.

La decisione della Corte di Cassazione

Con la decisione oggetto del presento commento, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte di Appello territoriale che aveva ritenuto che il padre non avesse correttamente adempiuto l’obbligazione di versamento dell’assegno di mantenimento che gli era stata imposta in sede di separazione giudiziale.

Secondo la Cassazione, infatti, “una volta stabilito nel provvedimento giudiziale chi debba essere il debitore, e chi il creditore di quell’obbligazione, tale provvedimento non è suscettibile di essere posto nel nulla per effetto di un successivo accordo tra i soggetti obbligati”.

A sostegno di ciò, la Suprema Corte richiama la lettura dell’ art. 337 septies, primo comma, c.c. secondo cui è il “il Giudice” (soggetto grammaticale della disposizione) che può disporre il pagamento di un assegno ai figli maggiorenni non indipendenti economicamente, e che in tal caso (cioè quando il giudice lo abbia disposto) l’assegno è versato direttamente all’avente diritto.

La norma dunque non consente dubbi sul fatto che il pagamento dell’assegno di mantenimento direttamente al figlio non è una facoltà dell’obbligato ma è consentita soltanto quando è il frutto di una decisione giudiziaria.

Conclusioni

A parere di chi scrive, la decisone della Suprema Corte di Cassazione costituisce un monito nei confronti di tutti quei genitori che, gravati dall’obbligo di versare l’assegno di mantenimento in favore dei figli, decidono di farlo pagando la somma direttamente nelle mani di quest’ultimi e non in quella dell’ex coniuge.

Ad oggi non sussiste più alcun dubbio sul fatto che una tale operazione sia possibile soltanto in presenza di un’esplicita statuizione dell’autorità giudiziaria, in quanto, altrimenti, il rischio è quello di vedersi notificata una richiesta di pagamento di tutti gli arretrati non pagati.

Per qualsiasi chiarimento in merito, lo studio dell’ Avv. Marco Conigliaro è a vostra disposizione.